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Agriturismo Parco Verde
Contrada Spineta, 50
85050 Grumento Nova (PZ)
Basilicata - Italy
 
Tel. +39 333 5724074
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Moliterno

Moliterno è situato in posizione dominante sulla Val D’Agri a 879 metri d’altezza ed è uno dei principali centri della zona, ricco di attività produttive.

Moliterno è rinomato per la produzione del canestrato, un formaggio pecorino con marchio IGP, apprezzato in Italia e all’estero.
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Storia di Moliterno

Una vecchia tradizione vuole che Moliterno sia stata costruita dopo la distruzione di Grumentum avvenuta ad opera dei saraceni tra l’ 872 e il 975 per l’arrivo di numerosi grumentini sfuggiti al massacro, questi si raccolsero intorno alla torre lomgobarda. I longobardi furono il primo popolo straniero che venne a Moliterno. Moliterno passò poi, sotto la dominazione dei Normanni che fecero costruire il castello e regnarono dal 1059 al 1186. Dopo i Normanni Moliterno passò sotto la dominazione Sveva e successivamente sotto quella Angioina con i baroni Brajda dal 1269 al 1477.

Nella seconda metà dell’XI° sec., Moliterno passò sotto la dominazione dei Normanni, che fecero costruire il Castello e regnarono dal 1059 al 1186. Con il matrimonio di Costanza d ’Altavilla, ultima erede dei normanni, con Enrico VI°, subentrarono gli Svevi. Lo scontro decisivo tra l’esercito di Carlo d’Angiò, chiamato in Italia dal pontefice Clemente IV°, contro Manfredi, figlio naturale di Federico II°, si concluse a Benevento nel 1266 con la sconfitta e la morte di Manfredi.

Morto lo svevo Manfredi, Moliterno passò sotto la domina­zione Angioina, e più precisamente del barone Brajda. Carlo D’Angiò, infatti, concesse il feudo a Oddone di Brajda, che era il generale della sua cavalleria. Testimo­nianza di ciò è la carta di concessione feudale che Cassini rinvenne nel processo tra Brajda ed il principe di Stigliano, cioè il Diploma che Carlo I° d’Angiò, rilasciò nel 1269 a favore del Barone Lombardo Oddone di Brajda.

Con tale scritto, diretto al giustiziere di Basilicata, fu donato ad Oddone di Brajda, il castello di Moliterno (Castrum Moliterni cum hominibus etpertiis torri et blandis contentis in eo) (con le prestazioni dovute) ed i Brajda lo tennero 108 anni dal 1268 al 1477. Sotto di essi Moliternofù più volte devastata per le continue lotte tra i partigiani dei nuovi arrivati e i fedelissimi di casa sveva che causarono la morte di numerose persone. Per il risarcimento dei danni subiti, la baronessa Odolina d’Aquino, vedova di Oddone, ottenne da Carlo il godimento temporaneo della terra di Sanseverino di Camerota nel Cilento di cui erano feudatari i baroni di Carlo d’Angiò.

Nel 1442, dopo una guerra durata 20 anni, tra Angiomi ed Aragonesi, Ferdinando di Aragona, approfittando delle continue discordie fra i baroni locali, si impadronì del regno di Napoli, annettendolo a quello di Sicilia.

Ha inizio, anche per Moliterno, la dominazione aragonese, che terminerà nel 1502. Sotto tale dominazione, Ugone di Brajda, con l’assenso del re Ferdinando II° di Aragona, cedette il feudo di Moliterno ad Antonio Sanseverino prin­cipe di Salerno nel 1477. Per le frequenti cospirazioni dei Sanseverino, prima contro gli Aragonesi, poi contro gli Spagnoli, il feudo venne tolto loro da Ferdinando il Cattolico nel 1505, ma poi fu restituito ad Alfonso Sanseverino che lo mantenne fino al 1524, quando lo cedette per trentanovemila ducati al principe di Stigliano, don Antonio Carafa i cui discendenti lo manten­nero fino al 1882.

Sotto la dominazione dei Sanseverino, per quanto turbolen­ta sul piano politico, si sviluppò a Moliterno il commercio della lana, degli ovini, dei cereali, l’allevamento e l’agricoltura.

Il dominio spagnolo ebbe inizio nel 1502, dopo la facile conquista francese e l’accordo tra Luigi XII° di Francia e Ferdinando il Cattolico, re di Spagna. Quest’ultimo non diede prova di lealtà al parente Ferdinando 1110, re di Sicilia, e si impadronì del regno. Durante il dominio spagnolo, i signori di Moliterno furono i CARAFA. Il figlio di Anna Carafa, Nicola Carafa Guzman, vendette Sarconi, San Chirico e Moliterno nel 1682 a G.B.Spinelli, duca di Caivano.

Gli Spinelli (1685), vendettero le suddette terre per lo stesso prezzo a Donna Silvia Caracciolo, (vedova del marchese S. Marco, D. Carlo Emanuele Carvisiglia), che, con atto pubblico dello stesso notaio, dichiarò che era stata semplice prestanome ed aveva comprato per conto e con denaro del D. Fabrizio Pignatelli Principe di Marsiconuovo e signore di Moliterno.

Il suo feudo, che comprendeva Moliterno, Sarconi e San Chirico Raparo, annullato per voto di legge nel 1806, fu diviso in pezzi ed assorbito dai creditori, che ne compirono l’ultima parte di espropriazione forzata verso il 1830. In seguito, il titolo di principe di Moliterno, annesso sempre a quello di Marsiconuovo, fu attribuito al Senatore Galloni, il quale discendeva dal Principe Tricase. Questi per un credito di novemila ducati che rinunziò a favore della massa dei creditori, ottenne in transazione, il titolo nobiliare di Principe di Marsiconuovo e di Moliterno che unì a quello di Tricase.

Sempre sotto gli spagnoli, i Padri Domenicani che si erano insediati nel convento di San Nicola in Pantanellis, per volere degli Angioini, che li preferivano ai Basiliani, nel 15l0 si trasferirono nella "grancia" della Serra di Moliterno, chiamati dai Sanseverino.

Essi sotto i Carafa crebbero in prestigio e potenza facilitati dal fatto che donna Anna Carafa, donna tra le più belle e colte del suo tempo, aveva sposato don Ramiro Filippo di Guzman, un nobile spagnolo che si vantava di discendere dalla famiglia Guzman, viceré del regno di Napoli sotto Filippo IV°.

Secondo il Valinoti Latorraca il loro potere fu tale da ottenere dalla Santa Sede che, in sostituzione dell’Assunta, antica patrona che ci proveniva dalle tradizioni Grumentine, venisse dichiarato San Domenico di Guzman nuovo patro­no di Moliterno.

Intanto, nel 1714, il regno di Napoli passò dagli Spagnoli agli Austriaci che vi rimasero fino al 1738, quando venne assegnato a Carlo di Borbone, nipote del re di Spagna. I Borboni rimasero nel meridione d’Italia fino al 1860, ossia fino a quando Garibaldi lo annesse, con “La spedizione dei mille”, al regno d’Italia, salvo la breve interruzione del periodo napoleonico.

Fu allora, precisamente nel 1806, con la legge del 2 agosto, emanata dai francesi, che venne abolita la feudalità e lasciato al baroni solo il titolo nobiliare, mentre i domini di qualsiasi natura, vennero distribuiti fra i cittadini del Comune.

In verità per Moliterno le cose erano incominciate a cambiare in meglio, sotto il dominio di casa Pignatelli. Moliterno, infatti, con essi andò sempre meglio configu­randosi come ente comunale: governatori e giudici non furono più sgherri dei baroni, ma persone legalmente riconosciute. Il paese diventò importante nelle arti e nelle scienze, le scuole si moltiplicarono, si sviluppò un’accademia di studi, fiorì il teatro e nacque una scuola di medicina. In questo periodo Moliterno fu una vera fucina di artisti ed intellettuali.
 
Caratterizzato da un suggestivo nucleo d’impianto medievale, delimitato dalla Chiesa Madre e dal Convento Domenicano, è sovrastato dalla possente mole del castello che sorge su uno sperone roccioso.
Le origini di Moliterno sono probabilmente legate al trasferimento di profughi della vicina Grumentum che, scampati alle invasioni saracene, si stabilirono in questa zona dando vita ad nuovo centro abitato. Il nucleo originario fu fortificato sotto i Normanni che, su una preesistente torre, edificarono il castello.
La struttura della roccaforte, come appare oggi, è una costruzione che ha subito diverse modifiche ed aggiunte nel passaggio ai diversi signori succedutisi dall’epoca dei Normanni in poi. Dai Sanseverino, principi di Salerno, che acquisiscono il possesso di Moliterno nel 1477, ai Carafa di Stigliano nel 1524, dal breve dominio degli Spinelli a quello dei Pignatelli di Marsiconuovo che mantennero il possesso del centro fino all’abolizione delle baronie.
 
A poca distanza si erge la Chiesa Madre dedicata all’Assunta. Un edificio imponente realizzato nel XVIII secolo sui resti di una piccola chiesa trecentesca. La facciata barocca, terminata alla fine del XIX secolo, si compone di tre corpi distinti. La parte centrale, leggermente sporgente, si apre in un maestoso portale, mentre le due parti laterali corrispondono ai basamenti dei campanili incompiuti.
L’interno a tre navate presenta una maestosa cupola del 1754 opera di Ignazio De Jullis, allievo del Vanvitelli. Diverse le opere custodite all’interno, dalla pregevole tela raffigurante l’Ultima Cena, in controfacciata, al dipinto su tavola di Simone da Firenze raffigurante S. Pietro, dal cinquecentesco olio su tela raffigurante la Deposizione di scuola napoletana, al battistero risalente al 1617 con sostegno in pietra lavorata e coperchio in legno.
 
Dalla parte opposta si erge la chiesa del Rosario, costruita nel 1510 per il Convento dei Domenicani ed ampliata nel 1616. L’interno, a tre navate, è coperto con volte a botte nella centrale e volte a crociere nelle laterali. Nella chiesa sono custoditi, oltre a diverse opere pittoriche, tre altari in legno scolpiti con dorature in oro zecchino, un pregevole coro ligneo datato 1543 ed un organo a canne.
Dell’antico monastero dei domenicani, oggi si riconosce il chiostro caratterizzato da archi a tutto sesto e da un pozzo centrale sul quale è incisa la data 1614 a conferma della contemporaneità con la chiesa.
 
Ai piedi del borgo medievale, percorrendo un lungo viale alberato, si raggiunge la principale piazza Vittorio Veneto. Qui si erge la chiesa francescana di Santa Croce, trasformata nel primo ventennio del XVII secolo da oratorio a chiesa aggiungendovi all’unica navata preesistente la navata laterale di sinistra. Nello stesso periodo sulla parte destra venne edificato anche il Convento per i frati Minori Riformati. Un ulteriore ampliamento del convento e della chiesa avvenne intorno al 1640 quando, demolito l’abside, fu ampliato il presbiterio ed eretti sei altari in legno intagliato. Con la soppressione degli ordini religiosi, nei primi dell’800, i francescani abbandonaro Moliterno ed il convento venduto alla famiglia Giliberti venne trasformato in abitazione. Attualmente è sede municipale.
L’interno della chiesa conserva un pregevole arredo seicentesco, con altari intagliati, tele e sculture barocche. Sull’altare maggiore è alloggiata la bella tela del Pietrafesa, raffigurante la Deposizione, inserita in una macchiana d’altare in legno che contiene sei eleganti busti di santi con funzioni di reliquiari.
 
Moliterno vanta anche la presenza di diversi palazzi nobiliari che, non solo connotano la storia e la ricchezza delle famiglie che li hanno costruiti, posseduti o modificati, ma la stessa economia e vita sociale di questo centro della Val d’Agri. Molti sono quelli che si affacciano, con le loro belle facciate abbellite da pregevoli portali in pietra, sulle caratteristiche stradine del centro storico.
 
 
         
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